ANSIA: amica mia, nemica mia

Ansia Val Vibrata

“L'ansia è sempre un vuoto che si genera tra il modo in cui le cose sono e il modo in cui pensiamo che dovrebbero essere; è qualcosa che si colloca tra il reale e l'irreale”
- Charlotte J. Beck

L'ansia è una delle emozioni di base che guidano e supportano la vita di ogni essere umano, pertanto è uno strumento basilare e positivo: Heiddeger affermava che “l'ansia è una manifestazione naturale dell'essere nel mondo”.

Spesso si sente parlare di questa  emozione come di qualcosa di invalidante e negativa; in realtà facendo essa parte della strutturazione  emotiva e cognitiva dell'essere umano è assolutamente indispensabile nella misura in cui regola il nostro comportamento al fine del raggiungimento degli scopi di ciascuno di noi. Essa è fondamentalmente un'emozione naturale che ha la finalità di far conoscere all'uomo ciò che lo circonda affinchè vi si possa adattare in maniera funzionale.

Quando l'ansia supera i limiti della “buona funzionalità” allora diventa invalidante e pericolosa agli occhi di chi ne soffre: “I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo” (F. Pessoa).

L'ansia è strettamente legata alla paura in quanto presentano manifestazioni vegetative molto simili, ma c'è una sostanziale differenza: mentre la paura presenta una minaccia reale e consistente (es: ho paura del leone), l'ansia è una minaccia, un pericolo imminente rispetto a qualcosa di molto indefinito e proiettato in un futuro prossimo e sconosciuto. L'individuo che vive l'ansia in maniera disfunzionale è portato poi ad esasperare ogni più piccolo segnale, interno o esterno, che verrà “interpretato” come la chiara manifestazione di una sua credenza-paura. Il circolo patologico dell'ansia infatti nasce proprio dalle credenze di un soggetto, risultanti dalla sua educazione emotiva e dalle sue esperienze; le manifestazioni d'ansia è ovvio poi che possono assumere tutte le varie sfaccettature che un individuo vive in maniera pericolosa.

Il lavoro che un ansioso pertanto ha bisogno di fare è quello di rivedere il suo mondo senza alcun giudizio; un detto giapponese zen dice: “non cercate la verità, abbandonate i vostri giudizi” nel senso che l'individuo deve essere pronto a mettere in discussione le sue verità (peraltro negative)  ponendosi in maniera ricettiva di fronte a quelle che possono essere le infinite risposte della vita.

Un percorso di supporto come il counseling o un percorso di terapia come la psicoterapia hanno proprio il  compito di mettere in discussione prima gli schemi negativi del soggetto e aiutarlo poi nel trovare risposte alternative a ciò che fino a quel momento è stato vissuto con sofferenza e giudicato come un qualcosa di avverso nella vita.

L'ansia quindi è un'emozione che ha bisogno di trovare i suoi buoni confini per poter agire nella nostra vita come una buona amica.


Articolo a cura della
Dott.ssa Cristiana Zippi
Psicologa Psicoterapeuta

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